L'importanza del Marketing Interno: il caso della Barclays Bank
Il colosso finanziario con casa madre a Londra ha deciso di dar vita ad una vera e propria campagna di comunicazione per il bisogno di comunicare a tutti i propri dipendenti il cambio di sede.
L'incarico, affidato a Interbrand (azienda di brand-consultancy) ha offerto servizi di carattere strategico per un progetto innovativo: una comunicazione interna portata all'esterno lungo muri e metropolitane.
La campagna aveva come obiettivo il coinvolgimento dei dipendenti, facendoli sentire orgogliosi di appartenere al mondo Barclays. Il lancio del progetto doveva coincidere infatti con il trasferimento di Barclays nei nuovi uffici di Canary Wharf; e allora è stato creato un percorso di messaggi, immagini, testi e foto che accompagnano il dipendente Barclays (e chiunque faccia lo stesso percorso), dall'uscita della metropolitana fino agli uffici interni.
Al centro della comunicazione sta l'essenza stessa dell' "essere dipendente Barclays", la sua passione, la sua creatività, la sua capacità di emergere. Il tutto in un tono ironico e accattivante che porta i dipendenti Barclays a fermarsi davanti ai cartelloni e sorridere. Il percorso continua anche all'interno dell'azienda, attraverso i canali di comunicazione tradizionali, come cartoline e segnaletica.
Non c'è che dire, un ottimo esempio di Comunicazione Interna che avrà indiscusso successo. Forse un primo passo verso una Comunicazione più vicina agli aspetti umani dei dipendenti.
Fonte notizia: articolo di Laura Kiss
Buongiorno,
ho lavorato in Barclays (Milano Sede) dall’aprile 2007 al febbraio 2008, con un contratto di sostituzione di maternità.
Senz’altro parliamo di un’Istituto in espansione, in controtendenza all’attuale situazione non solo nazionale, ma mondiale; non posso, tuttavia, fare a meno di notare come, nella realtà lavorativa ‘Barclays’, non si abbia alcuna attenzione né verso la Persona in quanto tale né verso la Sua professionalità. L’unica cosa che importa non è ‘chi sei e cosa offri’, ma ‘cosa sei e quale livello hai’. Se non si ha un livello da Quadro Direttivo in su, non si conta nulla.
Altro punto è l’obbligo, per il lavoratore, allo straordinario. La disponibilità è giusta e doverosa in qualunque Azienda, intendiamoci, ma non quotidianamente fino alle h 20.00 e non ‘a data da destinarsi’.
Tutto ciò con la doverosa premessa che il collega che si trattiene di più è colui la cui pausa-pranzo dura un’ora e tre quarti, fa più pause-caffè, arriva più tardi al mattino, è abitualmente collegato ad internet o è al telefono (e non certo per lavoro), ma è un Quadro Direttivo, tutto gli è consentito!
A beneficio dell'immagine aziendale - che vuole tutti rigorosamente seduti fino a sera inoltrata, magari con il quotidiano calcistico o il 'Times' che spuntano dal tabulato, tralasciamo gli impegni familiari o la stanchezza fisica.
Ho lavorato in altre realtà aziendali con contratti di lavoro a termine (di durata molto lunga) e posso garantire che questo tipo di problemi non si è mai posto. In tutte le Aziende si sparla alla macchina del caffè, ma io personalmente non ho mai sparlato delle Famiglie dei colleghi, che neppure conoscevo, ed ho sempre cercato, per quanto possibile, di essere gentile e cortese.
Con alcuni colleghi, dopo quasi dieci anni, ho conservao un ottimo rapporto, non solo di cortesia, ma di fiducia.
In Barclays, i termini 'educato' e 'gentile' non si sa neppure come si scrivano; il termine 'civile', poi, non è neppure nel dizionario.
Un'altra doverosa premessa: il mio Responsabile di allora non si è mai lamentato della mia operatività (ho ancora tanto di e-mail a riprova di ciò), ma lamentava il fatto che io 'non sorridessi spesso'. So che i musoni di certo non fanno una buona impressione, ma mi sono sforzata di capire come potesse sorridere un persona con un contratto di sostituzione di maternità, quindi 'seduta su posto prenotato' e certa che prima o poi sarebbe rimasta a casa. Queste condizioni mi erano note dal primo giorno, intendiamoci, ma è logico e scontato che chiunque sarebbe demotivato e, gioco-forza, costretto a cercare altro impiego. Ciò nonostante, vi do la mia parola, ho sempre svolto il mio lavoro coscenziosamente, forse più di alcuni dipendenti in pianta stabile.
Attualmente, ho un contratto di lavoro a tempo indeterminato; mi sto ancora guardando intorno, in quanto, essendo in una piccola realtà creditizia, non so quando e quanto potro' assurgere al ruolo di coordinatrice che mi era stato inizialmente prospettato. Il late motive che mi spinge dunque alla ricerca è la crescita professionale; ma non posso certo paragonare l'attuale ambiente lavorativo a quello che ho lasciato in Barclays.
E' ovvio che tutti gli ambienti di lavoro hanno alti e bassi, con alcuni colleghi si è in maggiore sintonia che con altri, può capitare il 'giorno no' - ma anche un indigeno di un'isola deserta è capace ad offrire un caffè o a chiedere come si sta dopo tre giorni di malattia.
Ho conosciuto, nel tempo, altri ex-Barclays (che allora non conoscevo), dimissionari prossimi o già dimessisi, disposti a rimetterci anche economicamente, pur di trovare altro impiego altrove.
Ad onor del vero, c'erano anche colleghi corretti ed a modo (ritengo non sia il caso di citare altri Uffici e, tantomeno, nominativi)ed, ancora ad onor del vero, mi è dispiaciuto lasciare Barclays 'Azienda', vista la Sua internazionalità, ma allora non fu possibile agire diversamente.
Mi scuso per lo sfogo, ma non è tutto oro quello che luccica; se, nel coro, le voci stonate sono più di una, resta da chiedersi se il Direttore di Orchestra stia svolgendo correttamente il proprio lavoro.
A disposizione per ogni chiarimento ed un eventuale incontro.
Gallo Pasqua Ada
tel. 347/11.60.830
Scritto da: GALLO PASQUA ADA | 04/23/2009 a 22:54